Stamattina sono stata alla Motorizzazione Civile per sbrigare una pratica. Mentre ero in coda che attendevo il mio turno, noto che la ragazza all’inizio della fila è accompagnata da due bambini in età pre-scolare. La ragazza lavora certamente per un agenzia di pratiche automobilistiche, lo capisco dal fatto che ha un faldone con almeno una dozzina di pratiche e ha una certa familiarità con l’impiegato dello sportello.
Osservo quei bambini e penso “poveretta, forse non ha nessuno che le tiene i figli mentre è a lavoro e non può permettersi di mandarli all’asilo o di pagare una baby-sitter”. In effetti, il sudiciume, il degrado e il fetore di sudore (sembra la succursale di un cpt) inducono a pensare che nessuno ci porterebbe i propri infanti, a meno che non fosse costretto. Guardandomi attorno, noto che anche due sportelli più avanti si presenta la medesima situazione: madre giovane, lavora per un’agenzia, un figlio di 3-4 anni al seguito. Sono ancora in attesa e il pensiero vola a quei gruppi di attivisti come il Movimento per la vita, secondo i quali uno dovrebbe fare figli ad ogni costo.
D’altro canto, nessuna di quelle donne mi sembra in quello che il Codice Penale definirebbe “stato di necessità”: vestiti curati, anelli, una delle due si porta appresso un passeggino di una marca notoriamente esosa. Lì per lì penso che magari le difficoltà economiche siano sopraggiunte improvvisamente, oppure che magari non ci sia proprio nessun disagio, che sia solo una fortuita casualità.
Finalmente arriva il mio turno, così mi avvicino allo sportello e noto una circolare fissata al vetro, che recita:
Si dispone che le persone disabili, le donne in stato intressante e quelle con figli in tenera età abbiano la precedenza su tutti gli altri utenti.
Insomma, se ti porti appresso la prole, salti la fila e c’è chi non se lo fa ripetere due volte.



