Caro diario,
torno fresca fresca dall’assemblea di condominio che, analogamente a quanto sosteneva von Clausewitz, è la continuazione della guerra con altri mezzi. Campo di battaglia: la sala parrocchiale.
Dopo i soliti convenevoli, conteggi di millesimi, e una serie di discussioni più o meno inutili sul sesso degli angeli (ma sono l’unica che non ha tempo da perdere?), siamo finalmente arrivati al punto caldo, il vero motivo per cui eravamo lì. Al mio segnale, scatenate l’inferno.
Come spesso accade nelle situazioni di crisi, la discussione volge ben presto alla necessità di trovare un capro espiatorio. E qui entra in ballo il Grizzly. Il Grizzly è un omaccione sulla quarantina, che considera disdicevole parlare la lingua italiana, e che in passate assemblee più gremite è stato nominato presidente dell’assemblea perchè il suo vocione tonante otteneva facilmente l’attenzione dei presenti.
Ecco, com’era prevedibile, qualcuno ha messo in mezzo il Grizzly, dicendo che era lui ad aver convinto gli altri a
percorrere una strada senza uscita, con i suoi modi bruschi che impedivano una pacata conversazione, e che di tale incresciosa situazione, lui era uno dei beneficiari, in quanto per ragioni che non sto a spiegare, avrebbe potuto ottenere un risarcimento dalla stupidità altrui.
Il problema è che discutere con il Grizzly equivale a discutere con Ahmadinejad e quello che è successo dopo ne è la prova. Sì perchè il Grizzly, sentendosi braccato, ha reagito come solo un vero Grizzly potrebbe fare: si è alzato in piedi (la terra tremava), ha portato la sua faccia (o dovei dire muso?) a tre centimetri da quella del suo accusatore e nel giro di pochi secondi gli ha urlato contro una serie di insulti, bestemmie e minacce che i testi delle canzoni dei Pantera in confronto sembrano cori di chiesa.
L’amministratore del condominio ha raggiunto molto velocemente la Svizzera, qualcuno ha tentato di distrarre il Grizzly con dei sonagli colorati, mentre qualcun altro chiamava preventivamente il 118 temendo il peggio. Nel frattempo, io già pensavo alla figura di merda che avremmo fatto col prete se casualmente avesse percepito i vocaboli del litigio da stanze attigue.
Infine, un gruppo di astuti volponi ha pensato bene di uscire alla svelta facendo mancare il numero legale e consentendo quindi la conclusione prematura della riunione. Allontanandomi sulla via di casa, avevo stampata in faccia un’espressione tipo iena ridens, pensando al povero amministratore che dovrà redigere il verbale dell’assemblea.
Ma chi è veramente il Grizzly? E’ forse un rifiuto della società, scacciato il più distante possibile dal normale cotidie vivere? Proprio no. Il Grizzly è uno di noi: è Italiano, ha una laurea, una bella auto, uno stipendio di circa 40k Euro lordi all’anno e una casa più grande di quella in cui vivo io. Ha ragione chi dice che la sicurezza è un problema reale, ma chi mi difende da gente così?
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