In coda alla cassa del supermercato, c’è solo un anziano signore davanti a me. Quando ormai sembra che il suo conto sia concluso, la giovane cassiera se ne esce con:
«Ha la tessera punti?»
Il vecchio nega, ma lei non demorde:
«Se vuole la facciamo insieme. L’aiuto io.»
Il vecchio, probabilmente pensionato nullafacente, accetta di buon grado. Son cose che a noi mortali che ci siamo fermati un attimo al supermercato prima di andare a lavoro, potrebbero anche scatenare un raptus omicida.
Prevedendo una lunga serie di domande del tipo “quante volte va in bagno in media nei giorni feriali, dedotta l’aliquota IRPEF della supercazzola prematurata?”, decido di spostarmi alla cassa a fianco. Nel frattempo, siccome parlano a voce alta, continuo a seguire la conversazione. Lei chiede il nome e il cognome, lui risponde. Arrivati all’indirizzo:
Vecchio: «Via Alfieri, 28»
Cassiera: «Alfieri?»
Forse è rintronata dal continuo beep-beep della cassa e non ha sentito bene. Lo pensa anche il vecchio, che replica:
Vecchio: «Sì, via Vittorio Alfieri, 28»
e lo dice con quel tono di voce che sta a significare:
Vecchio: «Sì, dai, …Vittorio Alfieri…lo scrittore…volli fortissimamente volli…hai capito no?»
e lei:
Cassiera: «Alfieri?»
il vecchio, un po’ indispettito dall’ignoranza di costei, muta il tono e ripete sillabando:
Vecchio: «via Vit-to-rio Al-fie-ri ven-tot-to»
e lei:
Cassiera: «Alfieri?»
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