All’inizio di Agosto, appena tornati dalle ferie e posate le valigie in casa, Sheldon corse a ricollegare i vari apparati elettrici che avevamo scollegato prima di partire. Dopo circa una decina di minuti, si affacciò in cucina con un’espressione sconsolata:
Sheldon: «Non va l’ADSL. Le ho provate tutte ma non c’è verso.»
All’inizio eravamo fiduciosi: se nel giro di qualche ora torna su, non è niente di grave. Ma la lucina del link lampeggiava, lampeggiava, poi si fermava qualche istante e poi ricominciava a lampeggiare. Senza sosta.
Si fece sera e l’ADSL non tornava su, così Sheldon decise di chiamare l’assistenza tecnica di Cauteria (n.d.r. il nomignolo affibiato al nostro maledetto operatore) per segnalare il guasto. Rispose un’operatrice dal marcato accento straniero, che capiva una parola su tre di ciò che le veniva detto e rispondeva solo con una serie di frasi standard. Dopo un’estenuante telefonata a pagamento su 199, ottenemmo un numero di pratica e la promessa che saremmo stati ricontattati.
Passò un giorno, passarono due giorni e niente. Chiamò di nuovo e l’operatrice, questa volta italiana, ci confermò che a breve saremo ricontattati. Invece passa una settimana e niente. Intanto Sheldon si era organizzato procurandosi una delle chiavette UMTS dell’ufficio che gli consentiva di connettere il suo portatile anche da casa e quindi lo stato di allerta passò da Defcon 1 a Defcon 2: in pratica da «OMFG! Senza ADSL è la fine!» a «Maledetta Cauteria, chissà quando ca**o si decidono a chiamare».
Purtroppo, nel frattempo le mie condizioni di digital-divided non avevano subito alcun beneficio dalla benedetta chiavetta, visto che sul suo portatile Sheldon ha installato applicazioni che noi umani non possiamo neanche immaginare:
Olio: «Come si browsano le pagine?»
Sheldon: «Usa Firefox.»
Olio: «Si, Okay. Ma come si aprono?»
(e fin qui avrete pensato: ma questa demente non sa nemmeno usare Firefox? e invece…)
Sheldon: «Ehm…no…è perchè ho installato l’estensione Vimperator. In pratica devi premere Ctrl-O-barra spaziatrice e poi fare due salti su te stessa e poi una giravolta e poi un’altra volta…»
Olio: «Ah beh…e che ci vuole…»
Dopo 10 giorni, finalmente si fece vivo un tecnico al telefono. Fecero un po’ di prove: accenda il modem, spenga il modem, conti fino a dieci, metta le dita nella 220, ma non cavarono un ragno dal buco. Quindi, ciò che sussurravamo timorosi diventò la versione ufficiale: è colpa di Telecoma. Cauteria a sua volta chiamò Telecoma e passarono altri giorni.
Vi risparmio tutti i passaggi intermedi del chiama, richiama, bestemmia e arrivo al risultato finale: una mattina di inizio settembre, il tecnico di Cauteria chiamò Sheldon e gli disse:
Tecnico: «Ci dispiace, ma la sua linea non è più disponibile.»
Sheldon: «Ma…come…cosa…»
Tecnico: «Guardi, non so cosa dirle, Telecoma ha dichiarato la sua linea inesercibile.»
Premesso che ho cercato sul vocabolario Garzanti e la parola “inesercibile” non esiste, dopo interessamento di colleghi di Sheldon presso le alte sfere, ci fu spiegato che spesso e volentieri, i tecnici inviati da Telecoma per installare le linee ADSL senza fonia, combinano qualche casino. Vi spiego come funziona:
I suddetti tecnici, che lavorano per aziende a cui è stato esternalizzato il servizio di installazione delle linee, si recano presso casa del cliente, aprono lo scatolotto dove arrivano le linee e ne cercano una libera. La ricerca consiste nel collegare una specie di telefono alla linea e verificare che non ci sia fonia (ovvero che non fa “tu-tuu”). Una volta individuata la linea libera, vanno in centrale (che fa molto NYPD) e completano le operazioni di collegamento dell’ADSL.
Purtroppo, è possibile che una linea senza fonia sia già occupata da una ADSL. In quel caso, i geni non se ne accorgono e staccano un cliente per attivarne un altro. O peggio, le malelingue vociferano che a volte questa prassi sia compiuta scientemente, quando c’è scarsità di coppie libere e il Nuovo Abbonato è un cliente di Telecom Italia, mentre il Vecchio Abbonato è un cliente di Vattelapesca Spa, società concorrente di Telecom Italia che acquista da Telecom Italia le linee “nude” perchè la liberalizzazione è una farsa.
In sintesi, qualcuno ha attivato un’ADSL rubando la nostra linea e Telecoma, non sapendo come spiegare il misfatto, si è inventata un neologismo per dire che siamo sfigati. Così, dal 5 di settembre è iniziato il calvario per avere una nuova linea, che a quanto pare quando il karma è negativo, tende a rimanere tale. Negli ultimi 7 giorni, la svolta: abbiamo chiesto una nuova linea ADSL a Tiscali e nel giro di qualche ora ci ha chiamato una ragazza con la voce di Geppi Cucciari per confermarci che lunedì mattina sarebbe arrivato il tecnico ad installare la linea e da lì in poi tutto ha funzionato al primo colpo.
E la peste bubbonica? Ah, già….che la peste vi colga, maledetti bastardi che cazzeggiate con le linee altrui (voi sapete chi siete).
P.S.: Ora vado a leggere tutto quello che mi sono persa negli ultimi 3 mesi. A più tardi.
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