Inaspettatamente, le uova di cui ho parlato qui si sono schiuse e sono nati due piccoli piccioni! Appena sono arrivata, il genitore si è volatilizzato (Wow, è proprio Mister Coraggio!), così ho scattato delle foto col cellulare:

Adesso mi sento un po’ zia. E adesso, che succederà? Per quanto tempo abiteranno nel secchio, prima di spiccare il volo? (Che poi “spiccare” non è proprio un verbo adatto ai piccioni).
Torno a casa alle 20, dopo che sono sveglia da 15 ore e ho zampettato tutto il giorno tra lavoro, faccende domestiche, spesa al supermercato e coda interminabile all’ufficio postale. Quando si lavora col caldo, la pelle appiccica peggio della carta moschicida. Spenderò l’ultima tacca della batteria per preparare la cena e poi mi andrò a lavare. Dopo qualche minuto, Sheldon si accorge che sono tornata, fa capolino e mi saluta:
Sheldon: «Bentornata! Com’è andata a lavoro?»
Io: «Nammerda. Sono stufa agra. Adesso mangiamo, che poi voglio farmi una doccia.»
Sheldon: «Okay. Io sto leggendo un attimo le mail. Dammi cinque minuti.»
Detto questo, sparisce di nuovo. Io nel frattempo, mi metto le ciabatte, mi lavo le mani e vado a preparare la cena. Prendo i petti di pollo e le zucchine dal frigo, posiziono la piastra e accendo il fuoco, dopodichè inizio ad affettare le zuchine. Una volta affettate, le dispongo man mano sulla piastra e le griglio. Tempo trascorso: 15 minuti.
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Sul numero di questo mese di Glamour c’è un articolo evidenziato in copertina sull’ultimo trend della moda: la promozione di abiti e accessori attraverso i blog. Tra i bloggers che danno consigli di moda e vendono abiti, l’unico caso italiano citato è la tenutaria del blog Fashion Trotter, di Padova.
Sempre a Padova, facendo un giro in occasione della festa di S. Antonio, tra le bancarelle del mercato ne ho notata una con dei messaggi promozionali come questi:

Che dire? Non c’è paragone.
Battaglie perse. Ci sono luoghi che non ha alcun senso pulire, giacchè nel giro di qualche ora saranno più sporchi di prima e nessuno si accorgerà della differenza. Uno di questi è la terrazza di un condominio che ho pulito stamattina, dove stormi di piccioni scagazzano incessantemente. La cosa più fastidiosa è che i proprietari reputano più conveniente mandare me a pulire il guano piuttosto che far installare un sistema anti piccioni.
Nella suddetta terrazza c’è un secchio per il mocio e una paletta abbandonati dalla precedente impresa di pulizia e stamattina ho scoperto che un piccione ci ha fatto il nido e ci sta covando le uova.
«Occazzo! E adesso?»
Il solito rosario di bestemmie indirizzato a San Biagio protettore degli uccelli questa settimana merita un’invocazione in più. Ora pro nobis. Quando mi avvicino, il piccione vola via (che fifone! è così che difendi la prole?). Scatto qualche foto col cellulare. Per ora ho deciso di non sfrattarlo. Secondo Wikipedia, le uova dovrebbero schiudersi al massimo entro tre settimane.
Mentre ci incamminiamo lungo il parcheggio del supermercato in direzione dell’auto di Sheldon, quest’ultimo nota un uomo che arranca con un carrello zeppo di bottiglie di acqua minerale. Il carico è talmente pesante che le ruote cigolano sotto il peso di almeno un quintale d’acqua.
Per un attimo, Sheldon rimane folgorato da questa visione, occhio vitreo, poi si riprende:
Sheldon: «Microfratture nello scafo. Passo in manuale. Perdita dell’integrità strutturale tra 5…4…»
Io: «Sveglia, datti una mossa che siamo in ritardo. E’ quasi l’una e non ho ancora cucinato nulla.»
Ditemi la verità, esiste una cura, vero?
Ieri pomeriggio ho fatto la spesa in un grande ipermercato della mia zona. Al momento di pagare, la cassiera si è trasformata in croupier e mi ha indicato una specie di roulette con la scritta “E ora tenta la fortuna”, dicendo «prema il bottone per sapere se ha vinto». In palio, dei buoni spesa. Ho premuto e naturalmente non ho vinto una cippa, ma nonostante la partecipazione a questa lotteria non mi sia costata nulla, il fatto di aver giocato e perso mi ha fatto sentire peggio che se non ci fosse stata alcuna occasione di vincere.
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Ho scattato altre foto della pianta in agonia, a distanza di 10 giorni. Nonostante la situazione sia ormai al collasso (ormai i colleghi l’hanno soprannominata Eluana), come si nota dalla permanenza del biglietto, la padrona non ha cambiato idea.
Ieri Ombra ha notato il biglietto e mi ha detto sogghignando:
Ombra: «Ah, questa pianta funziona senz’acqua?»
Olio di gomito: «Come “funziona”? Una pianta mica funziona, una pianta vive!»
Ombra: «no, no, funziona! Io ne ho una a casa, ma la mia funziona ad acqua.»
Olio di gomito: «Già.»
Pubblicato in Cose che capitano | Termini collegati: no acqua, ombra, pianta |
Caro diario,
ogni volta che c’è un ponte, una fortunata serie di giorni festivi e non, il mio collega Yu-gi-oh! gioca una carta delle sue. La tattica è semplice: attende silente fino alla fine del ponte, poi il giorno che si torna a lavoro, alle 5.30 del mattino, quando inizia il turno, lui chiama per avvisare che sta male e non verrà a lavoro. Ovviamente, a quel punto è troppo tardi, sia per chiamare rinforzi, sia per avvertire il cliente e il risultato è che, volenti o nolenti, noi sfigati che siamo già lì, puntuali e sonnolenti, ci dobbiamo sobbarcare anche il suo lavoro.
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Sul post-it c’è scritto, a matita: no acqua. Siccome non è la prima pianta che incontra questo amaro destino, abbiamo deciso di indagare sul motivo della tortura.
Dalla proprietaria della pianta, la spiegazione, testuali parole:
La pianta non ha bisogno di acqua. Se è forte, ce la farà.
L’importante è crederci.